Inibizione, sintomo e angoscia (1925): parte 4

6 (1925, 10:268-72)

Nella formazione dei sintomi possiamo notare due attività o modalità dell’Io che operano al posto della rimozione: il rendere non avvenuto e l’isolamento. La prima ha un enorme campo di applicazione. Freud la paragona ad una sorta “magia negativa” che mediante un simbolismo motorio ha l’obiettivo di allontanare non gli effetti prodotti da un fatto specifico, ma l’avvenimento stesso. Il “rendere non avvenuto” della nevrosi ossessiva si incontra principalmente nei sintomi bifasici, dove la seconda azione cancella la prima, come se nulla quasi fosse accaduto. L’intento di rendere non avvenuto è la seconda radice del cerimoniale nevrotico ossessivo. La prima radice è la prevenzione, ovvero quella precauzione che garantisce che una certa cosa non si ripeta o addirittura non accada. L’isolamento è una caratteristica pregnante della nevrosi ossessiva: dopo una particolare attività significativa della nevrosi, è inserita una pausa nella quale non può verificarsi nulla. Per il nevrotico ossessivo non è per niente facile rispettare la regola fondamentale della psicoanalisi. Forse, per l’intenso conflitto tra Super-io e Es, l’Io del nevrotico ossessivo è più in allerta. Nel tentativo di impedire associazioni e collegamenti di pensiero, l’Io rispetta quel fondamentale e antico divieto della nevrosi ossessiva: il tabù del contatto. Evitare contatti è molto importante in questo tipo di nevrosi poiché il toccare è la meta diretta dell’investimento oggettuale quanto di quello amoroso.

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Cfr. S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia e altri scritti 1924-1924, Opere di S. Freud, Vol. 10, Torino, Bollati Boringhieri, 2000