Dalla storia di una nevrosi infantile (Caso clinico dell’uomo dei lupi) (1914): parte 7

Ricapitolazione e problemi (7:576-93)

L’enorme mole di informazioni sul periodo infantile del paziente oggetto di questo lavoro è potuta emergere grazie a uno complesso lavoro di analisi dei dettagli. Il primo sintomo inerente allo sviluppo sessuale del soggetto si riferisce ad un disturbo di inappetenza. La prima organizzazione sessuale identificabile è la fase cannibalesca o orale, dove predomina la scena dell’aggancio originario che l’eccitamento sessuale trova nella pulsione di nutrizione. L’organizzazione sadico-anale è identificabile come continuazione e sviluppo di quella orale. L’erotismo anale non si palesa in modo appariscente. La seduzione continua a produrre il suo influsso sostenendo la passività della meta sessuale. Essa trasforma buona parte del sadismo in masochismo. Quest’ultimo è il corrispettivo del sadismo in forma passiva. L’organizzazione sadico-anale rimane anche nella fase della zoofobia, con l’aggiunta però di manifestazioni d’angoscia. La fobia si manifesta a livello dell’organizzazione genitale, evidenziando un’isteria d’angoscia. Attraverso l’angoscia, l’Io, si protegge dal soddisfacimento omosessuale. Il processo di rimozione però lascia una traccia. La paura che si palesa alla coscienza non è quella del padre ma quella del lupo. L’angoscia alla base di queste fobie è la paura dell’evirazione. La religione risponde in questo caso ad una funzione educativa. Frena gli impulsi sessuali del piccolo garantendo la possibilità di sublimare. La religione ha contribuito a diminuire l’importanza delle sue relazioni familiari proteggendolo da un pericoloso isolamento e consentendogli in qualche modo l’accesso alla grande comunità degli uomini. Il bambino indomabile e ansioso si trasforma in socievole, docile ed educabile.

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Cfr. S. Freud, Totem e tabù e altri scritti 1912-1914, Opere di S. Freud, Vol. 7 Torino, Bollati Boringhieri, 2000