Realtà psichica

Con questo termine (psychische Realität) Freud indica fondamentalmente il desiderio inconscio e le fantasie ad esso legate. È ciò che, nella vita psichica del soggetto, risulta essere così particolarmente coerente e resistente che per certi versi è molto vicino alla la realtà materiale.

La realtà psichica è ciò che per il soggetto assume valore di realtà. Man mano che Freud riduce l’importanza teorica della seduzione e dei traumi psichici infantili, fa strada all’idea di realtà psichica.

Ci sono fantasie che, anche se non connesse a fatti realmente accaduti “possiedono una realtà psichica in contrasto con quella materiale, e noi giungiamo a poco a poco a capire che nel mondo delle nevrosi la realtà psichica è quella determinante[1]. Aggiungerà più avanti, “[…] a tutt’oggi non siamo riusciti a dimostrare una diversità di conseguenza a seconda che la parte maggiore in questi avvenimenti infantili spetti alla fantasia oppure alla realtà”[2]. I sintomi nevrotici si fondono quindi su una realtà psichica, il nevrotico, in questo senso, “deve pure avere ragione”[3]. In questo modo,  quegli affetti che risultano inspiegabili apparentemente, come per esempio il senso di colpa di alcuni soggetti, possono essere compresi a partire dal concetto di realtà psichica.

Sia nella nevrosi ossessiva che nella psicosi vi è un predominio della realtà psichica. I processi inconsci tendono a sostituire la realtà esterna con quella psichica.[4]

Con il termine realtà psichica ci si riferisce  al desiderio inconscio e al fantasma ad esso legato.


[1] S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi e altri scritti 1915-1917, Opere di Sigmund Freud, Torino, Bollati Boringhieri, 2002, vol. 8, p.524

[2] Op. cit. p. 526

[3] Op. cit.,  105

[4] Op. Cit., 71