Io trascendente vs Io empirico

Il vero sapere deve essere absoluto, abbiamo detto, e sappiamo che la coscienza è sempre coscienza di qualcosa. Cioè essa è costituita da atti, atti di coscienza appunto, che rappresentano quello che Husserl chiama intenzionalità della coscienza. Apparentemente sembra un passo indietro, un ritorno alla psicologia, ai problemi inerenti alla percezione dell’oggetto, o della coscienza in genere, ma non è così. Husserl parla di fenomeni che si annunziano alla coscienza, il mondo è solo questo e, almeno nelle intenzioni, questo mette in discussione ogni possibile inquadramento della realtà, la fenomenologia si occupa di fenomeni irreali, di essenza, essa è una scienza eiedica. Ma cos’è l’intenzionalità della coscienza?

E qui arriviamo al cuore del nostro discorso su Husserl. Un oggetto è sempre pensato, toccato, sentito, voluto, odiato. La coscienza con questo suo lanciarsi, s’éclater vers, dice Satre, verso l’oggetto, trascende se stessa, per mettersi in rapporto con l’oggetto. L’oggetto è trascendente. Sartre, nel suo articolo Un’idea fondamentale della fenomenologia di Husserl: intenzionalità della coscienza, riprende tutte le tematiche già affacciatesi nell’altra opera famosa La trascendenza dell’Ego, nel quale benissimo viene messo in luce la vacuità dell’Ego, la non sostanzialità di quest’ultimo, la coscienza è sempre aperta all’altro, sull’altro da sé, sempre intenzionalmente alterità, è sempre coscienza di altro, coscienza che non consiste a sua volta in niente, ma che, strutturalmente è sempre rivolta verso, esplosa verso qualcos’altro.

La critica che Husserl fa a Cartesio muove proprio da questo punto. La percezione della coscienza è immanente, quella dell’oggetto è trascendente. Permane il dualismo. Permane l’assenza di un fondamento absoluto. Come Cartesio, Husserl mette però in dubbio la realtà dell’oggetto a fronte di una certezza della coscienza, la coscienza rappresenta la “posizione assoluta”, posso mettere in dubbio l’oggetto ma non l’atto della coscienza. Nelle Meditazioni Cartesiane (1931) il processo di riduzione fenomenologico giunge a mettere in luce un Io trascendentale che è altro dall’io empirico. L’Io trascendentale conserva in sé la possibilità di tutto. Non c’è alcun oggetto che sia trascendente rispetto all’io trascendente, questo è il balzo in avanti, il salto nel vuoto, il salto sull’abisso che compie Husserl. Il puro questo. La Sensazione.

Bibliografia

Davide Tarizzo, Il desiderio dell’interpretazione. Lacan e la questione dell’essere, La città del Sole, 1998

Davide Tarizzo, Introduzione a Lacan, Roma-Bari, Laterza, 2003

Di Caccia A., Recalcati M., Jacques Lacan, Bruno Mondadori, Milano, 2000

Husserl Edmund, Meditazioni cartesiane. Con l’aggiunta dei Discorsi parigini, Bompiani, 2002

J. P. Sartre, Un’idea fondamentale della fenomenologia di Husserl: l’intenzionalità, In: “Che cos’è la letteratura”, Vol. 1, pp.279-282, Il Saggiatore, Milano, 1963.

Jacques Lacan, Libro II, L’io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi, 1954-55 Traduzione di Alberto Turolla, Clementina Pavoni, Piero Feliciotti, Simonetta Molinari, coordinazione e direzione di Antonio Di Ciaccia, edizione a cura di Giacomo B. Contri, Torino, Einaudi, 1991.

M. Heidegger, La poesia di Hölderlin, a cura di L. Amoroso, Milano, Adelphi, 1981, p. 227.

Sartre Jean-Paul, La trascendenza dell’ego. Una descrizione fenomenologica, EGEA, 1992 trad. di autori vari, Mi 1960