Fantasia

Con questo termine si indica lo scenario immaginario, che include il soggetto, raffigurante i processi difensivi e l’appagamento di un desiderio che, in realtà, si riferisce ad un desiderio più profondo, ovvero inconscio. Possiamo avere fantasie consce o sogni diurni, fantasie inconsce che si riferiscono a schemi sottostanti che emergono inizialmente nel contenuto manifesto. Parliamo in questo caso di fantasie primarie.

In tedesco il termine Phantasie significa immaginazione, nel senso di “mondo immaginario” e non facoltà di immaginare. Il termina fantasma, molto in uso nelle lingua francese e italiana, non è omologo al termine Phantasie (tedesco). Infatti il fantasma si riferisce ad una particolare configurazione immaginaria. Il termine fantasia invece designa il mondo dei fantasmi.

Freud inizialmente sosteneva la realtà delle scene infantili alla base delle varie patologie. Ad un certo punto abbandonò questa concezione, considerando quelle scene solo come “realtà psichica”. Espressione, quest’ultima, non meramente riconducibile all’interiorità psicologica, ma che per Freud indica un nucleo psichico specifico, dotato di un suo particolare statuto: è l’unica configurazione psichica “reale” rispetto a tutti gli altri fenomeni psichici. Scrive Freud “Non sono in condizione di dire se si debba riconoscere una realtà ai desideri inconsci. Naturalmente essa va negata a tutti i pensieri di passaggio e intermedi. Quando si hanno di fronte i desideri inconsci, portati alla loro espressione ultima e più vera, bisogna dire che la realtà psichica è una particolare forma di esistenza che non deve essere confusa con la realtà materiale[1].

Infondo uno degli obiettivo principali che la psicoanalisi si sforza di perseguire è proprio quello di descrivere il funzionamento organizzato e stabile dell’attività fantasmatica dell’uomo (per esempio, “romanzo famigliare”). Freud non accetterà mai la concezione di una fantasia come mascherazione deformante di ricordi connessi a fatti realmente accaduti. Piuttosto egli avanza l’ipotesi di schemi inconsci che trascenderebbero le esperienze dei singoli individui in quanto tramandati di generazione in generazione (fantasie primarie).


[1] S. Freud, L’interpretazione dei sogni 1899, Opere di Sigmund Freud Torino, Bollati Boringhieri, 2002, vol. 3, p. 564.