Cinque conferenze sulla psicoanalisi (1909)

129-39

Prima conferenza

Freud dà inizio a questo primo incontro con il pubblico americano affermando che si propone di presentare concisamente una visione d’insieme della psicoanalisi. Questa prima conferenza riguarda appunto gli inizi del nuovo metodo d’indagine e di cura. Il dottor Josef Breuer applicò per la prima volta il procedimento psicoanalitico per curare una ragazza di ventun anni malata d’isteria. Nel corso della sua malattia, protrattasi per oltre due anni, la paziente sviluppò una serie di disturbi somatici e psichici che ben meritavano di essere presi sul serio. Presentava una paralisi da contrattura con insensibilità in entrambe le estremità del lato destro; a intervalli, la medesima affezione agli arti del lato sinistro. Si era notato che nei suoi stati di assenza, di alterazione confusionale della psiche, l’ammalata soleva mormorare fra sé alcune parole. Fattosi dire queste parole, Breuer traspose la paziente in una sorta di ipnosi, durante la quale le ripeteva di continuo le stesse parole per indurla a collegarvi qualcosa. Le sue creazioni psichiche durante le assenze erano fantasie profondamente tristi. Era possibile far scomparire del tutto i sintomi facendo ricordare alla paziente sotto ipnosi, e con accompagnamento di espressioni di affetto, in quale occasione e in virtù di quale connessione tali sintomi erano comparsi per la prima volta. I malati isterici soffrono di reminiscenze. I loro sintomi sono residui e simboli mnestici di determinate esperienze (traumatiche). In quasi tutte le situazioni patogene la paziente di Breuer doveva reprimere un forte eccitamento, anziché permetterne il deflusso attraverso i segni d’affetto, le parole e le azioni adeguate. Presentava varie peculiarità psichiche: stati di assenza e di confusione, e alterazioni del carattere.

Seconda conferenza

140-46

Pressappoco nello stesso periodo in cui Breuer applicava la talking cure alla sua paziente, Charcot aveva iniziato a Parigi le sue ricerche sulle isteriche della Salpêtrière. Pierre Janet tentò un approfondimento dei particolari processi psichici dell’isteria: l’isteria è una forma di modificazione degenerativa del sistema nervoso, che si manifesta attraverso una debolezza congenita della sintesi psichica. Freud spiega di essere riuscito, senza applicare l’ipnosi, a sapere dai malati tutto quanto era necessario per stabilire il nesso tra le scene patogene dimenticate e i sintomi che ne erano residuati. I ricordi erano in possesso del malato e pronti ad affiorare in associazione a ciò che egli già sapeva, ma una certa forza impediva loro di diventare coscienti e li costringeva a rimanere inconsci. La forza che manteneva in vita lo stato morboso veniva avvertita come una resistenza da parte del malato. Su questa idea di resistenza Freud ha fondato la sua concezione dei processi psichici nell’isteria. Le stesse forze, che come resistenza impedivano al materiale dimenticato di divenire cosciente, dovevano a suo tempo aver provocato questo oblio e aver espulso dalla coscienza le corrispondenti esperienze patogene. Freud chiama rimozione questo processo, e lo considera confermato dall’esistenza innegabile della resistenza. Esaminando i malati isterici e altri nevrotici, perviene alla convinzione che in essi è fallita la rimozione dell’idea a cui è legato il desiderio intollerabile. I malati l’hanno, è vero, scacciata dalla coscienza e dalla memoria e si sono in apparenza risparmiati una grande quantità di dispiacere, ma nell’inconscio l’impulso di desiderio rimosso continua a esistere.

Terza conferenza

147-57

Freud inizia la sua esposizione riportandosi al periodo in cui, abbandonata l’ipnosi, cercava un nuovo metodo per ottenere le comunicazioni dei pazienti. Egli aveva un’alta opinione del rigore con cui sono determinati i processi psichici e non riusciva a credere che un’idea prodotta dal malato in un momento di attenzione estrema potesse essere del tutto arbitraria e senza alcun rapporto con la rappresentazione dimenticata di cui egli andava in cerca. Il fatto che non fosse identica si poteva spiegare in base alla situazione psicologica di cui si è detto. Nel malato in trattamento agivano due forze contrarie: da una parte la sua aspirazione cosciente ad attirare nella coscienza il materiale dimenticato esistente nel suo inconscio, dall’altra parte la resistenza, che si ribellava a siffatto divenire conscio del materiale rimosso o dei suoi derivati. È molto opportuno, secondo Freud, seguire la scuola zurighese (Bleuler, Jung) nel definire complesso un gruppo di elementi rappresentativi omogenei, affettivamente investiti. Si hanno tutte le probabilità di rintracciare in un malato un complesso rimosso, partendo dalle ultime cose che ancora ricorda, se egli mette a disposizione un numero sufficiente di associazioni libere. L’elaborazione delle idee che si presentano al paziente quando si sottopone alla regola psicoanalitica fondamentale non è l’unico mezzo tecnico disponibile per dischiudere l’inconscio. Al medesimo scopo servono altri due procedimenti: l’interpretazione dei sogni e l’utilizzazione degli atti mancati e casuali. La psicoanalisi si propone di portare il materiale rimosso della vita psichica a un riconoscimento cosciente.

Quarta conferenza

158-66

L’indagine psicoanalitica riconduce con regolarità davvero sorprendente i sintomi morbosi a impressioni provenienti dalla vita amorosa del paziente, mostrandoci che gli impulsi di desiderio patogeni sono per natura componenti pulsionali erotiche, e ci costringe ad ammettere che, tra gli influssi che portano alla malattia, va attribuita la massima importanza ai disturbi dell’erotismo; questo vale per entrambi i sessi. Soltanto le esperienze infantili spiegano la sensibilità nei confronti di traumi successivi, e solo scoprendo e rendendo coscienti queste tracce mnestiche quasi invariabilmente dimenticate si acquista la forza necessaria per eliminare i sintomi. Questi potenti impulsi di desiderio dell’infanzia si possono definire peraltro come sessuali. La fonte principale del piacere sessuale infantile consiste nell’appropriata stimolazione di determinate zone del corpo particolarmente eccitabili, e cioè, oltre ai genitali, dell’orifizio orale, anale e uretrale, nonché della pelle e di altre superfici sensoriali. Il soddisfacimento, denominato autoerotico, viene ottenuto sul proprio corpo. Il poppare o succhiare estasiato dei bambini molto piccoli è un buon esempio di siffatto soddisfacimento autoerotico a partire da una zona erogena. Lo sviluppo della funzione sessuale non procede in modo piano in tutti gli individui. Può accadere che non tutte le pulsioni parziali si sottomettano al dominio della zona genitale; una pulsione che rimanga in tal modo indipendente produce in seguito ciò che si chiama una perversione e può sostituire la propria meta sessuale normale con una meta sessuale. Le inibizioni nello sviluppo della funzione sessuale comprendono, oltre alle perversioni, anche l’infantilismo in senso lato, che nella vita sessuale non è affatto raro.

Quinta conferenza

167-73

Gli individui si ammalano quando, in conseguenza di ostacoli esterni o di una mancanza interiore di adattamento, è loro negato il soddisfacimento delle esigenze erotiche nella realtà. Si rifugiano nella malattia per trovare un soddisfacimento sostitutivo di ciò che è loro negato. I sintomi morbosi riguardano una parte dell’attività sessuale o tutta la vita sessuale della persona; nel fatto di sottrarsi alla realtà consiste la tendenza principale della malattia, ma anche il danno principale da essa causato. La resistenza alla guarigione è composta da parecchi motivi. La fuga dalla realtà insoddisfacente verso la malattia si compie sulla via dell’involuzione (regressione), del ritorno a fasi precedenti della vita sessuale. Ogniqualvolta si sottopone al trattamento psicoanalitico un soggetto nervoso, compare in lui il sorprendente fenomeno della traslazione, vale a dire egli rivolge sul medico una certa quantità di moti di tenerezza che non sono fondati su alcun rapporto reale e non possono che derivare dagli antichi desideri fantastici divenuti inconsci. Qual è, in genere, il destino dei desideri inconsci messi allo scoperto dalla psicoanalisi, per quali vie si riesce a porli nella condizione di non nuocere alla vita dell’individuo? L’esito più frequente è che già nel corso del lavoro psicoanalitico essi vengano annullati dall’attività psichica degli impulsi migliori che vi si oppongono. Un secondo esito è il seguente: le pulsioni inconsce che sono state portate alla luce possono essere indirizzate verso le giuste mete che già prima avrebbero dovuto identificare se il loro sviluppo non fosse stato disturbato. Non va infine trascurata la ricerca del terzo dei possibili esiti del lavoro psicoanalitico: la realizzazione della felicità individuale.

Estratti: Opere di Sigmund Freud (OSF) Vol 6. Casi clinici e altri scritti 1909-1912, Torino, Bollati Boringhieri, 2003.