Tutto ciò che sta in mezzo fra il sistema cerebrale e la coscienza ci è sconosciuto (12/15)

Freud respinse i modelli di Meyenert e Charcot che assumevano un punto di vista sostanzialmente localizzazionista rispetto alle funzioni cerebrali, sostenendo invece quello di J. H. Jackson che avallava l’ipotesi che i processi psichici non dovrebbero essere individuati in specifiche aree cerebrali: «Tutto ciò che sta in mezzo fra [il sistema cerebrale e la coscienza] ci è sconosciuto, e non è data una relazione diretta fra i due estremi del nostro sapere. Ma se pure una tale relazione esistesse, al massimo potrebbe fornire un’esatta localizzazione dei processi della coscienza, comunque non potrebbe aiutarci a comprenderli meglio»[i].

La memoria esplicita è dichiarativa e conscia, quella implicita è procedurale ed emotiva. La memoria procedurale raggruppa le abilità e le abitudini non solo cognitive e motorie, ma anche percettive.[ii] Per esempio, andare in bici, dopo un po’ di allenamento diventa facile ed automatico, fino al punto da diventare un’abitudine e quindi, tali azioni, possono essere eseguite in modo “inconsapevole”, attraverso i gangli della base, la corteccia motoria e il cervelletto e pertanto non necessitano più di un monitoraggio delle parti alte del cervello, quelle corticali. Quindi, da memoria esplicita, l’abilità di andare in bici viene ad un certo punto presa in carico da quella implicita. Cohen e Squire hanno per primi avanzato l’ipotesi di una memoria implicita differenziata da quella esplicita. In Ricordare, ripetere e rielaborare Freud sottolinea invece che l’acting out, è alla base della coazione a ripetere, in quanto impulso a ricordare.[iii] Agire, fare qualcosa, sembra essere l’unica modalità attraverso la quale possiamo accedere a certi ricordi, è un modo per esprimere qualcosa, una parte di quel ricordo, la parte esplicita, perché quella implicita non è possibile esprimerla, perché quella parte non è stata possibile registrarla perché riguarda ricordi-non-ricordi a causa del mancato sviluppo delle strutture cerebrali predisposte per la memoria. L’affetto spinge per imporsi, per esprimersi anche quanto manca la marcatura del contesto, la marcatura temporale, insomma tutti i dettagli del ricordo, perché l’ippocampo, nella prima infanzia, non è ancora maturo e dunque non riusciamo a comprendere che quell’affetto probabilmente non si riferisce all’adesso ma a qualcosa del passato. Quindi, rispetto ai ricordi di copertura, alle amnesie infantili resta qualcosa che non può non restare, non può essere dimenticato anche perché non è mai stato qualcosa di veramente cosciente. Attraverso la memoria implicita sarebbe possibile la rimozione di alcuni ricordi, ricordi per i quali la parte dichiarativa è assente o comunque troppo sbiadita e confusa proprio per l’immaturità funzionale del cervello che non è ancora in grado immagazzinare quei ricordi. Allora l’acting out diventa la modalità elettiva attraverso la quale è possibile l’accesso a certi ricordi. C’è una memoria non rimossa della quale emergono soltanto dei frammenti fugaci e indecifrabili. Anche Melanie Klein parla di memories in feeling, che sono ricordi affettivi di esperienze precoci.


[i] Freud S., Compendio di psicoanalisi, OSF, vol. 11, p.572.

[ii] Cohen N., Squipe L. (1980) Preserved learning and retention of pattern-analyzing skill in amnesia: dissociation of knowing ho and knowing that, Science 210:207-209.

[iii] Freud S., Ricordare, ripetere e rielaborare, OSF, vol. 7, p.355-56.