Enigmaticità oggetto di un lavoro

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Il sintomo analitico ha qualcosa che va al di là del dolore: oltre a farmi male è anche enigmatico. Attribuisco questa “cosa” un valore inconscio che mi sfugge. Dolore più enigma. Ecco il sintomo freudiano. Se abbiamo solo il dolore allora parliamo di sintomo psicoterapico: qualcosa mi fa soffrire, mi rivolgo a qualcuno che mi fa stare meglio.
Attraverso il sintomo il soggetto incontra qualcosa del desiderio che lo interroga, un questionamento sulla direzione che vuole prendere. Pur essendo spaesato il soggetto sviluppa una credenza: il sintomo ha il valore di un messaggio. Per avere un sintomo di questo tipo è necessario che ci sia una domanda, l’enigmaticità diventa oggetto di un lavoro, viene rivolta a qualcuno che possa accoglierla. La persona a cui la rivolgo deve sapere qualcosa di quello che mi accade: è il transfert che istituisce l’Altro come destinatario di una domanda.
Solo in seconda battuta la motrice del transfert è l’analista. Il primo movimento è l’inconscio. L’analista è solo un sembiante di un destinatario, il destinatario è il soggetto stesso.