Vico e Malebranche sulla fantasia: parte 1

Anche se in realtà Vico non ha mai dato una definizione compiuta e sistematica della sua concezione di fantasia, essa acquista, nella sua opera, un’importanza capitale. Inoltre, è bene precisare che il concetto di fantasia acquisterà una posizione fondativa, soprattutto nella fase più matura del suo pensiero: negli anni del Diritto Universale, quindi 1720-1721, e poi in tutta la faticosa e tormentata era delle varie redazioni della Scienza Nuova, cioè 1725-1744.

Diciamo che nella fase precedente a questi anni, Vico elabora solo inconsapevolmente, quello che poi finirà per diventare un cardine del suo pensiero inizieremo dunque da questo periodo.

Nella prima Orazione Inaugurale, del 18 ottobre 1699, il filosofo napoletano inizia la trattazione del concetto di fantasia, dando ad essa già qui una certa rilevanza, e che qui viene concepita come facoltà mentale in quanto: “essa immaginò le divinità maggiori e le minori, essa immaginò gli eroi, essa ora svolge le sue idee, ora le collega, ora le distingue; essa pone sotto i nostri occhi terre infinitamente lontane, abbraccia quelle distanti fra loro, valica quelle inaccessibili, scopre quelle inesplorate, apre strade per quelle impervie. Ma con quanta incredibile velocità”[1].

Questa facoltà garantisce la possibilità – continua Vico –  di: “rappresentare con immagini la realtà, quando produce e crea idee nuove dimostra e conferma senz’altro la sua origine divina […]. Potrei ora citare la terra di Magellano, e voi l’avete già tutta percorsa con la fantasia; potrei pronunciare Nuova Zemblia, e voi già siete arrivati; potrei ricordare l’Oceano, e voi già lo avete attraversato a nuoto; potrei nominare il cielo, e voi, per usare le parole del poeta, avete già oltrepassato le mura  dell’universo”[2].

Da questa bella pagina della  I Orazione bisogna subito metter in luce l’intensità evocativa con cui il filosofo napoletano mette in scena, già qui, e anche se in modo ancora embrionale, l’importanza e la naturalezza della finzione fantastica. Egli già qui lancia una chiara accusa a chi, forte di un supposto sapere,  si rifiuta di ascoltare la voce dell’anima: “E allora, quanto poco degnamente hai dissertato sinora sui moti dell’animo, filosofia, tu che consideri questa operazione della mente come una delle prime percezione sensoriali[3]”.

Anche se è innegabile notare la peculiare importanza che Vico qui dà a questa “operazione della mente”, non si può non ricordare il fatto che la sua definizione di fantasia coincide, almeno in questa fase con quella che Malebranche dà in La Recherche de la véritè. Il filosofo francese affronta ed elabora il concetto di immaginazione, affermando che essa è l’attività attraverso la quale l’anima si forma le immagini degli oggetti.[4] Malebranche affronta qui, la questione dell’immaginazione, contestualizzando il discorso nell’ambito dell’anatomia, e quindi dei processi fisiologici della percezione. Il fatto che Vico qui non citi esplicitamente Malebranche, non può semplicisticamente farci concludere che il filosofo napoletano non avesse letto Malebranche. E neanche ci deve far concludere che egli non avesse conoscenze circa l’anatomia del corpo umano. Anzi, nel Delle cene sontuose de’ Romani accennava alla << febbre, che per Tommaso Willis, non è, come le altre tutte, che una fermentazione del sangue, a quel del vin somigliante >>[5], dimostrando di conoscere le opere del neurologo Willis, a prova ulteriore del fatto che Vico, in gioventù fosse  molto incuriosito dalla medicina e dalla fisiologia del corpo umano in generale.


[1] G.B. Vico, Le Orazioni inaugurali I-VI, a cura di G.G. Visconti, Bologna, Il Mulino, 1982, p. 83.

[2] Ibidem.

[3] Ivi, p. 85.

[4] << la facultè d’imaginer, ou l’imagination  ne  consiste que dans la puissance qu’a l’ame de se former des images des objets >> N. Malebranche, La Richerche de la veritè, où l’on traite de la nature de l’esprit de l’homme et de l’usage qu’il en doit faire pour éviter l’erreur dans les sciences, a cura di G. Rodis_Lewis, Paris 1962-1964 e Cfr. G. Costa, Genesi del concetto vichiano di fantasia, in M. Fattori-M.Bianchi (a cura di), Phantasia ~ Imaginatio , V° Colloquio Internazionale, Roma, 1986,  Roma, Edizioni dell’Ateneo (XLVI), pp. 309-312.

[5] G.B. Vico, Scritti storici, a cura di F. Nicolini, Bari,  Laterza, 1939,  p. 400.