La metafora drammaturgica

Goffman rappresenta la vita sociale con tutte le sue interazioni a partire dalla metafora dell’attore che pone se stesso in scena sul palco della società. I gruppi sociali per questo si suddividono in due categorie: gruppi di performance e gruppi audience, cioè gruppi sociali che si mettono in scena di fronte ad altri gruppi. La vita sociale implica pertanto un palcoscenico e un retroscena, cioè spazi privati, in cui gli individui non “recitano” e spazi pubblici, in cui invece inscenano una rappresentazione. Il gruppo di audience non dovrà avere accesso alle situazioni del retroscena che ovviamente contraddicono ciò che accade nel pubblico. In atre parole l’interazione sociale è un dramma che si articola su una scena dove gli attori costituiscono la compagnia che cerca di influenzare le idee degli altri, il pubblico, sforzandosi di presentarsi nel miglior e più credibile modo possibile. Goffman introduce il concetto di “ruoli incongruenti”  per spiegare la condizione in cui i rapporti tra attori e pubblico sono diversi da quelli che appaiono.

Il ruolo del “delatore” è quello di fingere tra gli attori di essere un membro del gruppo, potendo in questo modo accedere al retroscena con l’intento di riportare al pubblico le informazioni riservate al retroscena. Il “compare” è colui che, accordandosi di nascosto con gli attori, si confonde tra il pubblico per influenzarlo ed orientarlo. Lo “spettatore puro”, invece, è un esperto identificato come spettatore competente e specializzato. L’“intermediario” è membro di due compagnie, l’una il pubblico dell’altra, ed è in grado di sfruttare le dinamiche tipiche della triade.  In fine, abbiamo la “non persona” che, nonostante sia presente, non appartiene alla messa in scena della rappresentazione e pertanto viene ignorata.