Diario percettivo

Il titolo, “Diario percettivo”, indica bene,  la natura di ciò che vorrei proporre da oggi: annotazioni percettive.

Iniziamo oggi con la prima serie.

1.0

La casualità del mattino. La vaga gioia che accompagna la consapevolezza della vita esterna. È primavera. Il colore difettoso delle cose, il diverso tono del vento, la quiete che si diffonde, l’inevitabile presenza di ciò che tutti vedono. Nel cuore di chi abita questa terra una sensazione sconosciuta, lingua straniera che dorme, ma non del tutto. Il respiro periferico delle cose, l’istinto ritmico di un organismo qualunque.

1.1      

L’indicibile e reale insoddisfazione che ogni umano conosce più di ogni altra cosa. Lo sguardo andrebbe altrove, oltre la cortina di ogni utilità e di ogni pratica umana, lì dove niente serve a niente: all’inutile.

1.2

L’eterno appartamento che affaccia in quel cortile. La luce che arriva limpida, un vuoto centrale, uno spazio che resta lì, pornografica mente, come il piano terra di una sensazione nuova e uguale a se stessa, nella sonnacchiosa provincia di sempre. La necessità di proteggersi. L’eccessiva luminosità delle cose, insopportabile: potresti restare fulminato, come accadde alla povera che chiese a Zeus di mostrarsi in tutto il suo splendore. Forse con un velo poroso, bucherellato, attraverso il quale vedere ma senza restare accecati, forse così. Speriamo.

1.3

In questo mattino come tanti altri tu passeggi in avanti e poi in dietro, rimanendo nello stesso posto. Indecifrabile sensazione: essere, per sempre stato, dove adesso sei e dove sei sempre stato. Niente più come prima.