Diario percettivo

7.0

Per sfida due mosconi sparpagliandosi tra balconi risuonano il tutto che diviene parte. Ti guardi intorno. Il corpo si riverbera negli oggetti che sorgono, emergendo come specchi che riflettono le azioni che potrai fare su di essi. Nulla più. L’atto che farai o potresti fare. Niente di nuovo. Immagini che già conosci, la cui sostanza è fornita dal tuo stesso corpo, dall’azione possibile che potrai esercitare su di essi. Il tuo corpo si specchia negli oggetti.

7.1

Una penna è penna perché riflette un’azione che potrai fare su di essa: usarla per scrivere, legarci i lunghi capelli, smontarla per vedere com’è fatta dentro, distruggerla perché ti andava così. Una mela è una mela perché potrai farne qualcosa, mangiarla, colpirla con un dardo, lanciarla dalla finestra. Un sasso amorfo è un sasso amorfo perché potrai farne qualcosa, usarlo per uccidere un cane che tenta di assalirti, levigarlo per vederlo luccicare, lanciarlo dall’altra parte del fiume mentre alcuni amici suonano e si divertono sotto il sole di un bel pomeriggio. La montagna è una montagna perché riflette l’azione che potrai fare su di essa, scalarla, ammirarne le sfumature di colore, usarla per ritrovarci dentro tutte quelle strane ed indicibili sensazioni. Una mosca è una mosca perché potrai schiacciarla, inseguirla, catturarla ed ingabbiarla in una bottiglia di Scotch per osservare il suo panico, per poi carpirne i segnali di gioia una volta liberata, osservarla al microscopio per cercarne i segreti e capirne la meccanica, entusiasmarti e scrivere un poema sul suo volo acrobatico.