Diario percettivo

6.0

Stranissima idea nella testa: iniziare da zero. Dimenticare tutto quello che sai o credi di sapere, capire come se fosse la prima volta.

6.1

Oggi, lunedì, il cielo fuori terso, l’aria fresca e leggera, le cose bersagliate dal primo sole. Una donna, appoggiata con le sue braccia penzolanti di flaccidi muscoli e gli occhi persi a fissare il niente, si riscalda con quella luce. Muri, scale, antenne, tende, sedimentazioni umane.

6.2

Lo “scurzo” è quel solco che raccoglie l’acqua piovana per condurla nel basso delle fogne. Divide in due parti il cortile. Incurvandosi termina poco prima di un giardino pieno di ferraglia arrugginita. Nel cortile banalmente due uomini si sfiorano senza salutarsi. L’insopportabile sensazione che niente possa prodursi di nuovo, ti prende alla gola. Il cielo. La terra. Il vento. Le auto. Le case. Le strade. I rumori. La luce. I terrestri. La mela lì nel cesto in mezzo al tavolo.

6.3

Sotto la doccia cerchi le parole giuste per indicare i movimenti circolari della testa, incurvandoti, trottorellando nell’infinito intrattenimento dei pensieri. Il rapporto col centro delle ricerche è propriamente l’introvabile. Un vuoto. L’acqua calda. Il silenzio. Il sapone sulla pelle. Istanti che si allargano, si allungano, esplodono: mille rivoli, infinite idee apparentemente scollegate. Chiudi l’acqua, esci dalla cabina e con l’accappatoio addosso ti frulli i capelli.