Diario percettivo

4.0

Nel mezzo del cammino di una via di mezzo sbriciolandoti in una visione, ad una parola contrapponi un’altra: segnali, tendenza organica. Brulichio incessante di pensieri. Amabile capacità di muoversi che contraddistingue la vita dalla morte. Esercizi antidualistici di sanscrito sgrammaticato. Minestrone linguistico, lamenti, errori ortografici, insignificanti elementari di livello prelinguistico. Trasgressiva sacralità. Eterno addetto alle macchine dell’universo, prodotto e produttore: nell’ossessivo calcolare planetario.

4.1

La vera litania? È il banale scorrere dei giorni. Dove non sei mai esistito, lì hai sempre vinto. L’automatismo che ti consente di ritornare sui tuoi passi, la consueta marcia sull’impossibile. Il vero eroe è il Sisifo dei giorni nostri: se è l’ora di uscire, esci, se è l’ora di rientrare, rientri, se è l’ora di mangiare, mangi, se è l’ora di andare, vai. Il mormorio del ritmo, la traccia di sole su monti lontani, il mulinellare delle foglie, la luce autunnale.

4.2

Strada da percorrere in poche ore. In un mattino saprai del tuo destino. Nuova direzione. Nuova primavera. Ecco la posta in gioco. Qualcuno che lotta. La battaglia non ha un nome ma ha un suo schema. Lo schema si ripete, ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Il desiderio di vedere Altrove, lasciarsi, perdersi, nella primavera, nel puro Movimento.

4.3

Nel rispetto delle mille strade percorribili, i mille rivoli che ogni giorno si aprono dinnanzi, aspetti. La stridente verità più vera è che non sapresti dove andare. Eppure hai fatto una scelta. Divelto, piegato su te stesso, aspetti. Nullafacente, nullatenente, agli ordini di nessuno, presente assente. Forse più in là, forse ti occuperai di qualcos’altro, ma non è questo il tempo.