Diario percettivo

28.0

Segui con gli occhi sul quadrante di un orologio il movimento della lancetta, ti limiti a contare la simultaneità dei punti. Se smettessi di contare, lì, fuori di te, nello spazio, vi sarebbe un’unica posizione della lancetta. Nessuna traccia resta delle posizioni passate. I movimenti sono nettamente distinti: quando uno si produce, l’altro non c’è più, ed è per questo che ti abitui a stabilire la stessa distinzione anche tra i momenti successivi della tua vita cosciente, presente, assente, esserci, non esserci, sì, no.

28.1

Lì fuori c’è uno spazio inconsapevole e per questo reale. Uno spazio dove le cose accadono, appaiono e scompaiono simultaneamente. Uno spazio in cui i fatti eterogenei si compenetrano. Là fuori sei gioioso, nella strada dove si accumulano le case. C’è il sole quando brilla il sole. C’è sempre il dolore quando senti dolore. C’è sempre quello che c’è.

28.2

Di nuovo, voli. Ti concedi la stessa vita segreta che anima le stagioni. Alba, primo mattino, meriggio, primo e tardo pomeriggio, prima serata, seconda, tarda, notte, inoltrata, primavera, estate, autunno, inverno, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno, un mese, tre, sei, dodici, lunedì, giovedì, sabato e domenica, una settimana, due, la scorsa, quella prossima, ieri, oggi e domani.