Diario percettivo

27.0

Tra il futuro ed il passato c’è il corpo. Il limite mobile che con la punta del passato spinge verso il futuro. Il corpo, interposto tra gli oggetti, sui quali agisce, nel tempo, che scorre: il corpo è sempre situato nel punto preciso in cui il passato finisce con un’azione.

27.1

L’accadere involontariamente accade, nell’intervallo, tra un giorno assurdo ed un altro. Incoscienza di sempre, nei corpi, nelle cose, nella luce. Alcuni stupidi, altri intelligenti. Ma tutti ugualmente stupidi. Alcuni fortunati, altri sfortunati, ma tutti ugualmente sfortunati. Alcuni maschi, altri femmine, ma tutto dello stesso inesistente sesso.

27.2

Intorno a te l’universo astratto. La pagina di un libro, la ciocca di capelli sciolta, l’oscillare del rampicante vicino la finestra socchiusa, i passi senza importanza dalla strada immobile, lo sfavillio iniziale del villaggio che si sveglia. L’assurdo, il caos, la cancellazione. Il silenzio delle cose tocca l’infinito. Il tuo corpo accade, ma non è tuo.

27.3

Tutto sembra un’altra cosa. Volo ipotetico, mistero che cade giù nella materia, qui, davanti ai tuoi occhi: banalità, strade, cose. Un sorriso ancora assente. Una sensazione pronta a partire, attenzione che presti ai colori diffusi delle cose, al diverso tono della luce, alla quiete che sul far del mattino si diffonde. Luce quasi sorridente che orla tenuemente la morta rotondità delle poche nuvole, nel quasi meriggio: l’insufficienza anonima di ogni cosa e di nessuna, imbalsamazione sonnolenta di un abisso.