Diario percettivo

24.0

Tu credi di essere pazzo non è vero? Sai chi è pazzo? Chi impone il suo potere. Ti fanno del male, come bestiame da allevamento. Non perdere l’occasione, tu che puoi vai via. Dove ti hanno mandato? Dove sei? Il tuo unico desiderio è che il futuro rimanga un mistero. Vuoi essere uguale agli altri. Vuoi che sia questo il presente. Vuoi restare qui, questa volta.

24.1

Tu non appartieni a quel mondo. Non ti è permesso restare lì. Questo è il presente. Non è il passato. Non è il futuro. È qui che vivi. In un’altra cella.

24.2

Le parole, la scansione metrica del Movimento. La dolce finzione di sempre. La nave che va e va ancora. Ti fermi e poi riparti. La solita scena di sempre, il cielo, la terra, i mortali e qualcosa che resta sullo sfondo. Di nuovo la porta si apre per poi richiudersi. Origli dalla soglia. Odi quel chiacchiericcio di sempre, eppur ti appartiene. Odi le intromissioni e gli sguardi impertinenti della gente, eppur ti appartengono anche quelli. Solo tracce. Solo rinvii. Ogni cosa come in un sorriso ancora assente: la nostalgica assenza, qualcosa di sconosciuto. Un sentimento nel bozzolo di una risata, la metafora di una disabitudine. D’incanto ti resti fermo come uno spicciolo caduto a terra.