Diario percettivo

22.0

Per abitare il mondo è necessaria l’acquisizione, fin dalla tenera età, della capacità di fingere. Essendo impossibile dire il vero sul vero, l’unica operazione che a noi uomini è dato fare è alle cose insensate dare senso e passione, fingere. L’inganno fondamentale è quello di un’identificazione spaziale che attraverso il dono innato della fantasia, consente di passare da un’immagine frammentata del corpo ad una forma unitaria d’identità: tu sei l’immagine di quel che sei. Un miraggio.

22.1

Il mondo reale, verso cui gli uomini possono comportarsi in un modo o in un altro e verso cui sempre in qualche modo ci si comporta, tu lo chiami vita. La meraviglia risvegliata dal nervoso sussulto, dinnanzi alle ignote luminescenze: una finzione per abitare il desertico mondo delle cose.

22.2

Parafrasando Carmelo Bene. Bevi, oh zombie, i lavacri sacri del sacerdote, di colui che ti fa dono del sacro col cuore puro. Etichetta che non sei altro: Rassegnati all’inorganicità, dimenticati di te stesso! Sii disciplinato, caro zombie, sii disciplinato, tu che con la testa ti dimeni contro la cassa. Ubriaco di sonnolenza non fai altro che dondolare il tuo sacco ricolmo di ossa, mentre il vento freddo che scompiglia il boschetto in autunno, ficca il naso nel colletto della tua camicia.