Diario percettivo

2.0

È l’ora del mattino presto ma non ti vesti. Passeggi, avanti e poi indietro. Il sole tenue che diverrà più forte. Non importa. Le trasformazioni materiali accadono solo nella tua mente. Poche ore restano. Lontano si sentono le prime auto sfrecciare chissà dove. Si ode il roboante suono urbanico, il farfuglio delle cose umane. Poche ore e dovrai partire.

2.1

Primavera nuova. La posta in gioco: il semplice esser lì dove sei. Qualcuno lotta. La battaglia non ha un nome ma ha un suo schema, sì, quello c’è. Si ripete inesorabilmente, ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Il desiderio, vedere Altrove, lasciarsi prendere: primavera e Movimento.

2.2

Non ci sono dubbi: non sei ancora pronto. Il campo di battaglia sarà un altro per adesso. In cosa credi veramente? Abiti il mondo, ma in realtà non sai niente: aspetti il Nuovo. Gettato qui. Mattina di primavera. Nello stesso cortile di sempre. Vivere, far finta di vivere o morire? Dovrai affrettarti, poche ore. Il tuo passato non importa, il tuo presente lo stesso e non sai, cosa farai. Solo questo posto, queste briciole sole. Poche ore per decidere. Non potrai più tornare indietro. Passeggi avanti. Poi indietro. Disorientato. Il cielo è già terso e annuncia un mattino luminoso, brillante. Non fa freddo. Non fa caldo. La luce, soffice e rinfrescante. Il suono dell’inevitabile. Il già detto. Il già sentito. La guerra.