Diario percettivo

19.0

Una bambina dice qualcosa, non si distingue il significato, è troppo lontana. Una persiana cade giù bruscamente. Qualcuno sposta un secchio. Un merlo zufola due volte. Un motorino accelera rumorosamente. Un telefono squilla. Una finestra si chiude ed il contraccolpo fa suonare i vetri.

19.1

Sensazioni. Successioni. Numeri. Bisogna prima distinguere, confrontarne i posti che occupano nello spazio. Le raffiguri, molteplici, simultanee e distinte. In realtà passato e presente coesistono.

19.2

Guardi il mondo da un binocolo che muovi da sinistra a destra, dall’alto al basso, ritagli porzioni lì fuori, il presente ed il passato sono la stessa cosa. Poni la successione nella simultaneità dell’accadere. Che Dio abbia pietà di te.

19.3

Disgusto, dolore, luce, la breve ombra scura dell’alfabeto cittadino, nella imprevista ora, l’invisibilità visibile di tutto, il tutto che diviene niente, il tedio estivo del meriggio silenzioso che non fa paura, i mille riflessi che verdeggiano nelle cantine dell’anima, le antiche strade, lungo la spina dorsale dei ricordi che zittiscono le parole, attraverso la trasparenza delle loro assenze, i ruscelli nella notte solare, i rumori nel giardino vivente. Il muschio cresciuto sulla superficie della vita, il sapore della cancellazione, l’incredibile obiettività del mondo, l’effetto rilassante della sensibile penetrazione del sole tra le case, i passatempi del carcere immortale. Un passante occasionale. Il timido ciuffo d’erba. Il corpo che dorme. Il Tutto incosciente. Il particolare che è sonno. Nessuno sa niente. Nessuno sa quel che vuole. Nessuno sa quel che sa. Il vuoto solare delle cose. Il paesaggio oltre il quale non ci sarai.