Diario percettivo

10.0

Un’auto attende che il semaforo diventi verde. Il guidatore si intrattiene ascoltando la radio fumando una sigaretta: rafforza nella mente le sue poche convinzioni. Voci inesistenti, ma non deliranti. Voci che stabiliscono di cosa in realtà si tratta, di cosa ci si occupa, di che stiamo parlando. Ognuno di noi crede che il mondo sia proprio quello che è. Il senso comune, quello che ciascuno crede che tutti gli altri credono. Un accordo non esplicito senza il quale affonderesti nel caos della verità.

10.1

Uno schema essenziale per la lettura di tutti i possibili fatti di questo mondo. Costellazioni d’oggetti inesistenti che esistono perché abbiamo la possibilità di occuparci di essi. Un salotto. Una cantina. Una scala. Un giardino. Un retrobottega. Una terra da coltivare. Un aereo sospeso tra le nuvole. Un spazio sottostante quel tavolo di legno. Una chiesa d’oro zecchino. Un armadio nascondiglio. Una via di campagna. Un cortile surreale. Un balcone pieno zeppo. Un portone tutto vecchio. Una stanza illuminata nell’affacciarsi di un mattino. Il traffico del dopo chiesa. Quel ponte prima del fiume. Quel lago dopo il fiume. Quella spiaggia lungo una strada. Il percorso verso un posto sconosciuto. Lo spazio. La possibilità di usare qualcosa. La possibilità di compiere un’azione. Direzioni, scelte, bivi, continuamente. È così che il tuo corpo si orienta.